Le Chiese di Bianco

 

Foto storiche di Bianco


1. Parrocchia Tutti i Santi

 

 

 

2. Santuario Mdonna di Pugliano

 


3. Chiesa di S.Marina

 


4. Chiesa di S.Francesco di Paola

 
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Le Chiese di Bianco

 

 

 

 

Le origini di Bianco si fanno risalire al periodo che va dalla fine del IX agli inizi del X secolo; esso sorgeva sopra una collina cretacea ed era circondato da mura su cui si aprivano tre porte: una a oriente, una a occidente e una a mezzogiorno.

 

Fuori del perimetro urbano vi erano i tre villaggi (oggi diremmo frazioni) della Catamotta, di Zoparto e di Pardesca.

 

Al centro del paese vi era la "piazza principàle" in cui sorgeva la Chiesa Arcipretale: "Archipresbyteralis Ecclesia huius Terrae Blanci sub titulo omnium Sanctorum (...) sita et posita est intus dictam terram in medio plateae" (la Chiesa Arcipretale di questa Terra del Bianco, sotto il titolo di "Tutti i Santi", è situata nel mezzo della piazza del paese).  Essa possedeva vari benefici con l'onere delle messe settimanali e aveva diversi altari tra cui quello del SS. Sacramento, del SS. Crocifisso con il beneficio della famiglia Saporito, quello del Carmine che fu eretto e dotato da Prassede d'Andrea con l'onere di due messe settimanali, passato poi alla famiglia Medici e quello di San Gregorio di patronato Albanese con l'onere di due messe settimanali.

 

Nella stessa piazza dove sorgeva la Chiesa si trovava 1' "Aromateria", detta meno pomposamente "Spezzeria" (sarebbe quella che, oggi, è per noi la farmacia) e numerose "boteghe", gestite dalle varie cappellanie del Bianco.

Esisteva anche un ospedale di cui ci dà notizia il Vescovo Tramallo nella sua relazione ad Limina dell'anno 1641: "Blancum (...) Hospitale unum" (a Bianco vi è un ospedale).

La vita, nel paese, anche se monotona, scorreva tranquilla e si esauriva nel perimetro delle mura urbiche.

 

Questa tranquillità fu, però, turbata il 5 febbraio del 1783, quando un violentissimo terremoto sconvolse il paese distruggendo completamente la frazione Catamotta e danneggiando gravemente le altre zone. Le abitazioni rimaste in piedi vennero, in qualche modo, riparate e furono anche costruiti degli alloggi di fortuna, le "terrate".

 

La situazione, tuttavia,rimaneva piuttosto precaria per cui "dietro sovrana disposizione" fu deciso il trasferimento della popolazione alla marina, "nell'amenissimo suolo di Pigliano già da Regi Ingegneri a ciò prescelto".

 

Fino ad allora, Bianco era stato, dopo Gerace, il “dipartimento” più importante del territorio “per antichità, per tenore di vita, per commerci, per cultura e per presenza di istituzioni ecclesiastiche”.

 

Col terremoto del 1908 il trasferimento nel Bianco Novo fu totale e definitivo. La nuova collocazione sul mare ha mescolato lentamente la vecchia cultura contadina con la nuova marinara, costituita da immigrati calabro-siculi.

 

Nel 1847 da Bianco partì il moto insurrezionale antiborbonico, che culminò nella fucilazione dei “Cinque martiri di Gerace”.

 

Oggi Bianco è una cittadina con forti potenzialità turistiche, per l’estesa spiaggia e l’azzurro mare (bandiera blu 2002) di cui è dotata, per la vicinanza al Parco nazionale dell’Aspromonte, per l’enorme patrimonio di beni culturali della zona, per l’intensa e ricca “estate bianchese”, culminante il 15 agosto con un eccezionale spettacolo di fuochi d’artificio, uno dei grandi eventi della Locride

 

 Per le notizie riportate si veda il bollettino parrocchiale e la relazione di Elisetta Muscatello nel volume: “Bianco e il suo patrimonio storico religioso).").

 

storia del paese
  di Bianco