Storia del Quadro - Parrocchia Bianco

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Storia Chiese

Secondo un’antica tradizione il quadro della Madonna conservato nel santuario di Bianco, portato dalla marea, sarebbe giunto sulle nostre spiagge dall’Oriente; secondo il canonico Oppedisano, invece, l’immagine, scampata alla distruzione da parte dell’imperatore d’Oriente, Leone III Isaurico, l’iconoclasta, sarebbe stata portata  “a loro speciale devozione”  al tempo dei Normanni, da alcune famiglie pugliesi che, venute nella nostra zona per allevare i cavalli dello stato, hanno dato,  poi,  origine a Pardesca.
Il culto verso tale immagine si diffonde specialmente nella vecchia Bianco, nella cui chiesa essa viene collocata su un ricchissimo altare e venerata dai fedeli con grande devozione. Se e quando essa è stata trasferita nel monastero di Bianco oppure se nel monastero stesso, secondo un’ipotesi avanzata dal Tedesco, si venerasse già un’immagine consimile, non ci è dato saperlo perchè la tradizione, al riguardo, è alquanto confusa. Si conserva,  però, tutt’oggi, nella chiesa di Tutti i Santi di Bianco, un quadro rilevato dal santuario e che l’Oppedisano definisce: “un antichissimo pregevole quadro, figura bizantina, cinquecentesca, scampato ad un incendio; deprezzato dal tempo, fu restaurato da mano imperita, perdendo l’antico valore”. Esso, in occasione di un secondo restauro, ci ha rivelato un particolare sorprendente: accanto all’immagine della Madonna è affiorata parte di una figura maschile, precedentemente dipinta. Gli studiosi spiegano il fatto con la consuetudine dell’epoca di dipingere nuove figure su tele già dipinte. Non sappiamo se la processione, anticamente, si svolgesse con questo quadro, ma possiamo affermare che, per più di un secolo, precisamente fino al 1969, si portava l’immagine dipinta, nel 1838, dall’artista G. Cavaleri da Grotteria, a cui fece da modella, per il volto della Madonna, una bella nobildonna grotterese, certa Diana de Lupis.
Nel 1969, purtroppo, quest’opera viene trafugata e sostituita con una consimile dipinta dal nostro concittadino prof. A. Bonfà.  Dopo qualche tempo il dipinto del Cavaleri, pur se in pessime condizioni, viene ritrovato;  ma, ahimé!   qualche anno dopo, viene  nuovamente trafugato e, questa volta,  unitamente a quello del Bonfà, il quale ne dipinge un altro che è quello che oggi i fedeli di Bianco e di Pardesca venerano e portano in processione.

 
(Per le notizie riportate si veda il bollettino parrocchiale 2005 “Il Santuario della Madonna di Pugliano” di Elisetta Muscatello, e il libro scritto in collaborazione con il  prof. Enzo D’Agostino: “Il monastero e la chiesa di Santa Maria di Pugliano").
 

 
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